Amabili resti by Alice Sebold

By Alice Sebold

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Lasciò uscire un profondo respiro e si sedette per terra con la bocca aperta e la mano che stringeva ancora la fotografia. Corde e tiranti frullava- no e sbattevano attorno a lei come una tenda che si fosse sganciata dai picchetti. Anche Lindsey, come me fino alla mattina di quella fotografia, non aveva mai visto la madre-sconosciuta. Aveva visto le fotografie fatte dopo: mamma con l'aria stanca ma sorridente; mamma e Holiday davanti al sanguine con la luce del sole che riverberava attraverso la sua vestaglia e la camicia da notte.

Si sentiva gravato dal senso di colpa, la mano di Dio lo schiacciava dicendogli: «Tu non c'eri, quando tua figlia aveva bisogno di te». Quando papà uscì per andare dal signor Harvey, mamma era seduta nell'ingresso, accanto alla statua di san Francesco che avevano comprato insieme. Quando rientrò, non era più lì. Papà la chiamò, ripeté tre volte il suo nome pronunciandolo come se sperasse di non vederla comparire, e poi salì su nel suo studio, a buttare giù appunti in un taccuino a spirale. "Un bevitore?

Non potevo fare finta. Mi voltai e tornai al gazebo. Avvertii l'aria umida avvilupparmi le gambe e le braccia e sollevare leggerissimamente le punte dei miei capelli, e pensai alle tele di ragno la mattina, ai piccoli gioielli di rugiada che trattenevano al loro interno e a come, con un piccolo movimento del polso, tante volte le avevo distrutte senza neanche pensarci. La mattina del mio undicesimo compleanno mi svegliai molto presto. Non si era ancora alzato nessuno, o almeno così credevo io. Scivolai senza fare rumore lungo le scale e detti un'occhiata in sala da pranzo, dove pensavo si trovassero i miei regali.

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